Esposizione a temperature estreme
Le elevate temperature, specie nel caso di lavorazioni faticose ed in assenza di adeguate pause di recupero, oltre ad essere causa di possibili malori possono ridurre le capacità di attenzione del lavoratore nonché aumentare il rischio di infortuni.
Il datore di lavoro deve valutare tutti i rischi a cui i lavoratori sono esposti compresi quelli correlati alle patologie da calore (le più frequenti sono: il colpo di calore, crampi da calore, dermatite da sudore) ed adottare misure per la protezione dei lavoratori, dagli effetti da calore.
Anche l’INL, nell’ambito dell’attività di vigilanza sul rischio da stress termico (nota prot. n. 5484/2026), si muove nel solco tracciato dalle note ispettive prot. n. 4639/2021, n. 3783/2022, n. 4753/2022 e n. 5291/2023. A queste si aggiungono le disposizioni vincolanti del D.M. n. 95/2025 (Protocollo quadro per l’adozione delle misure di contenimento dei rischi lavorativi legate alle emergenze climatiche negli ambienti di lavoro), il quale impone il superamento dell’approccio emergenziale a favore di una pianificazione aziendale sistematica e strutturata. Strutturata per step dunque: Valutazione del rischio, organizzazione del lavoro, formazione e informazione, pause idratazione e rotazione, sorveglianza sanitaria, DPI e consultazione del RLS/RLST.
Vi segnaliamo alcuni strumenti informativi/formativi disponibili cliccando sui link di seguito suggeriti:
